incesto
59,73 Da Vitello a Manzo, Succo Del Toro
remigiuslp
12.08.2025 |
1.456 |
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"Abbasso le palpebre per sentirmi più intimo con lui e proseguo imperterrito, lo sento aprirsi la fibbia, abbassare pantaloni e intimo per poi carezzarmi fra i capelli mentre mi gusto quella mazza..."
Penso che a breve prenderò parecchia minchia: sto recitando il copione che quel gran porco di mio zio ha scritto per questo lussurioso spettacolino di stasera.Siamo però ancora al primo atto, al punto in cui mi trovo, sotto abbaglianti faretti puntati su di me, nudo a carponi contro la spalliera del divano di pelle bianca nel salone-soggiorno della mia nuova casa, dove da domani abiterò con i miei famigliari: padre, madre e tre sorelle.
Questa notte sarà l’ultima da mio zio, nel suo appartamento qui vicino. Mi scoperà sicuramente, come ha fatto praticamente tutti i giorni da quasi due settimane a questa parte.
A dirla tutta è stato lui, dopo avermi sverginato, a sottopormi a sistematici martellamenti di cazzo, sfondandomi culo e gola, oltre a ‘sverminarmi’ - come dice lui - con ‘inoculazioni da entrambi gli ingressi di siero disinfestante’, la sua sborra ‘terapeutica’.
Imparate e provate tutte le posizioni, la mia preferita alla fine è lo ‘smorzacandela’, per cui mi ha soprannominato ‘fantino’: è fantastico cavalcare il proprio uomo, masturbargli il torrione con il proprio budello, alternando passo, trotto e infine un bel galoppo per farsi esplodere dentro il suo piacere, fino all’ultimo spruzzetto.
Poi mi ha ‘raffinato’ - sempre espressione sua - facendomi ripassare da tre suoi amici.
Un pomeriggio è capitato pure suo figlio - mio cugino - il quale mi ha infilzato prima con un fallo di plastica, poi con il suo di carne.
Per non parlare della fava dello psicologo e sì, successivamente anche quella del figlio che ci aveva incidentalmente spiati durante il ‘consulto’. A essere sincero, questa non ho voluto rivelargliela.
Attratto dai maschietti fin dalla mia pubertà, ho dovuto sempre evitarli, vivendo in un ambiente bigotto e pudico. Trasferito qui dal Sudamerica, grazie a quel gran maiale del fratello di mia madre ho potuto respirare aria ben diversa, in questo ‘nuovo mondo’.
Dovremo comunque stare attenti a non farci scoprire dai miei e in particolare da mio padre, autoritario e apertamente ostile ai ‘marica’, i froci
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PRECISAZIONI e SUGGERIMENTO:
Questo racconto 59,73 è lo stesso del 59,72 'Dose 2 di 3', è stato inserito ANCHE in questo settore per lo specifico contenuto
Fin qui sunto veloce della serie ‘Nicholàs’ ma per seguire l’intera epopea recchionesca di questo diciannovenne, traviato anzichenò da quel depravato di suo zio, si consiglia di dare almeno una scorsa ai precedenti, tutti numerati ’59’.
Ad ogni buon conto, nei primi commenti in fondo vengono forniti elenco, collegamenti e - per i più pigri - una breve descrizione di ciascheduno.
Non si assumono altrimenti responsabilità per risultati di lettura spiacevoli o insoddisfacenti.
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Ed eccomi qui, davanti a venti spettatori - di varie età, da finocchi a etero ‘curiosi’ -, impegnato in una danza erotica in stile spogliarellista da bordello, a recitare la prima parte di questa porno-commediola ideata e messa in piedi dal mio fantasioso e sordido parente, con tanto di libretto di sala, secondo il quale il protagonista ‘El toro Mitraglia’ compirà ora su di me un ‘rito propiziatorio da vitello a manzo’: penso me lo metterà sostanzialmente in bocca e nel didietro.
Lo scopo principale in verità è provare dal vivo, al mio tanto desiderato Brando, che il mio canale ora è aperto, anzi svangato, pronto a ricevere anche il suo attributo.
Appecorato con il deretano sfrontatamente rivolto al pubblico, mi sto appunto carezzando globi e buco in mezzo, giro la testa ed effettivamente, nel buio in fondo alla stanza, scorgo la figura di un uomo: è alto, longilineo, si avvicina a piccoli e lenti passi. Non riesco a vedergli il viso ma lo stesso gli sorrido, lo guardo con cupidigia, intensifico i palpeggiamenti al mio sedere e le spinte delle falangi sull’ano. Inarco un po’ la schiena ed emetto come un lieve muggito, l’invito del vitello al toro: “mmmuuuhhh!”
Mi insalivo per bene l’indice, me lo pianto dentro e mi sditalino. Lo sfido con gli occhi: ‘guardami, eccomi, salimi sopra, possiedimi!’
Buffo perché fisicamente ricorda mio padre ma è impossibile: mi avrebbe già aggredito e chissà cosa ancora. Ricordo le sfuriate quando mia madre gli riferiva di avere trovato tracce del mio seme raggrumato nelle mutande, rimanenze di frettolose masturbazioni, talvolta anche di polluzioni spontanee dopo le ore di ginnastica a scuola o le uscite estive al torrente alla vista dei miei compagni oppure - ammetto forse quasi di più - ripensando ad alcuni insegnanti, ovviamente maschi.
Si ferma rimanendo nell’ombra, uno strofinio di stoffa tradisce il massaggio al pacco.
‘CLICK’: un cerchio di luce si accende netto sulla cerniera, dita la aprono e affondano, cercano, estraggono: è un formidabile nerchione quello che ne esce! Il prepuzio, tirato subito all’indietro per liberare la cappella e mostrarlo ancor più vigoroso. Il mio sfintere pulsa, quasi uno sbrodare dal desiderio e continuo a toccarmelo, a tormentarlo, per attizzare ‘El Toro’ che fra poco mi monterà e mi trasformerà in manzo.
Buio d’improvviso tranne quel disco luminoso sul basso ventre: leggeri scorrimenti di sega poi l’asta, svettante dalla patta, dalla quale non riesco a distogliere lo sguardo, comincia a venire verso di me. Veloce mi giro per sedermi sul bordo, apro le labbra e la accolgo, iniziando subito a popparla affamato, come neonato il suo biberon: sapore intenso, particolare, ha qualcosa di familiare, credo la migliore che abbia mai avuto sulla lingua. Dovrebbe essere la settima.
‘CLICK’, stavolta oscurità completa.
Abbasso le palpebre per sentirmi più intimo con lui e proseguo imperterrito, lo sento aprirsi la fibbia, abbassare pantaloni e intimo per poi carezzarmi fra i capelli mentre mi gusto quella mazza sempre più consistente. L’ho duro a mia volta da farmi quasi male, sento fuoriuscire continuamente umore preliminare che cola non so dove.
In estasi, percepisco un parlottare nell’aria, distinguo solo pezzi di frasi, sussurri: “ssshhh - non può essere - mmmhhh - primogenito maschio - ssshhh - depositare - ssshhh - padre - mmmhhh - per ciularselo - ssshhh!"
“Bravo, bravo vitellino, lo zio ti ha istruito bene, mmmhhh!”
No, non è possibile, questa voce...
FLASH, i faretti si riaccendono, alzo gli occhi e…e… è lui, davvero! Ho in bocca il pene di mio padre e lo sto spompinando!
Le sue mani mi prendono la testa, obbligandomi a proseguire.
“Figlio, assolvi il tuo dovere e il destino propiziatorio.
Adoperati perché questa verga paterna raggiunga il sommo turgore, richiami l’intero seme della stirpe dal fondo delle gonadi e si prepari a emetterlo.
Ti accoppierai con il tuo genitore che lo depositerà nel tuo ventre!
Tre volte, svuotandosi interamente in te, suo legittimo erede primigenio.
Sottrarti non puoi, è la nostra Legge”.
Sono sorpreso e combattuto: proprio mio padre, feroce avversatore dell’omosessualità ora mi impone un rapporto orale con lui anticipandomi addirittura una, forse più sodomizzazioni ed eiaculazioni interne. Peggio: mi sto rendendo conto di esserne estremamente intrigato!
Mi abbandono dunque a questa fellatio tanto innaturale quanto appagante.
Una voce di anziano cigola: “non ho capito cosa ha detto!”
Risposta: “deve fargli tirare al massimo il cazzo così poi glielo sbatte in culo e lo farcisce di broda finché ne avrà nei coglioni. Dice tre volte, vedremo.”
Risatina generale mentre sono oramai rapito da questa mazza sublime. Imbocco e ‘stappo’ rumorosamente la cappellona guardando con aria di sfida i presenti e penso: ‘scommetto vi piacerebbe averlo voi, fra le labbra, questo salsiccione del mio paparino; invece è mio, tutto mio, solo mio!’
Mi interrompe, approfitto per assestare alcune linguate al tumido glande e lui per carezzarmi il petto. Si abbassa sul mio corpo ed è il turno della sua bocca che assaggia, bacia la mia pelle dalla schiena fino davanti, attaccandosi infine ad una mia sensibile areola con una serie di leccatine e morsichini. Sembra volere recuperare anni di rapporti anaffettivi, freddi e distaccati: è dolcissimo!
“Ooohhh, aaahhhh, papaaaaa, siiiiii, papaaaa! Aaaaccchhh! Aaaaccchhh!”
Sto impazzendo ma sono pochi istanti; si appoggia con il fondoschiena all’alto bracciolo, mi riprende per la testa e mi tira con decisione a sé per farmi ricominciare il pompaggio, stavolta più veloce e profondo.
“Lavora vitello, lavora bene questo siluro, fallo intostare del tutto, così il succo sarà abbondante, inonderà e colmerà i tuoi visceri convertendoti in manzo!”
Lo assecondo, in fondo mi appaga questa dominazione: è mio padre, gli devo rispetto, e il suo cazzo sembra giusto per il mio cavo orale…
Mi fa staccare per mettermi davanti i suoi testicoli, i serbatoi della sborra che mi inietterà: vi pennello sopra, sono glabri e consistenti.
“Siiii cosiii, aiuta la risalita della linfa nel tronco! Mmmhhh! Dovrai accoglierla negli intestini e assorbirla tutta in te, fino all’ultima lacrima!”
Si risolleva e riprende rapido, irruento, stavolta tenendomi con le sue forti dita dietro la nuca, spinge e rilascia in me con ampi e poderosi movimenti del bacino. Sono un po’ in difficoltà ma richiamo saliva per lubrificare, fino a lasciarla gocciolare dalla mia bocca.
Commenti dalla ‘platea’: “uuuuggghhh, guarda come si lascia fottere in gola, è proprio un puttanello! Mmmhhh!”
“Oooooccchhh, siii, è bravo il vitello, ora quasi ci siamo, mmmmhhh, preparati: di tre la prima carica è pronta!”
Estrae per sbatacchiarmi il bastone su lingua e faccia, come leva di una pompa di campagna per richiamare il fluido dalle profondità dello scroto.
Rinfila guidandomi lui, con forza maggiore, mi violenta decisamente la bocca, cerco di ingollare di più, sopporto con tutte le mie forze, voglio, devo sopportare, sento che sta per venire.
Affonda e mi blocca… soffoco! Una pulsazione attraversa il fusto, un caldo liquido mi inonda: “oooccchhh! Ooooccchhhh! Non mandare giù, trattieni tutto! Tuttooooo! Ti dirò io quando! Oooccchhh!”
Non sono fiotti, non sono getti, sono onde, onde liquide e abbondanti, onde che mi riempiono rapidamente.
Riprende a far muovere la mia testa: “oooooccchhh! Ora puoi! Fai scorrere lentamente fin nello stomaco la linfa perché bagni le pareti per dopo! Piano, piano però! Ooooggghhh!”
Deglutisco lentamente a più riprese e solo ora mi accorgo di quanto sia più un brodo, oleoso e soprattutto acidissimo! Lo sperma di mio padre, tanto da lui decantato non è come mi aspettavo.
Mi dedico comunque con lingua rapida ad una meticolosa pulizia del bastone - cima compresa - e mentre questo perde di consistenza mi accorgo che il retrogusto rimasto assume un sapore diverso, un carattere, una asprezza sapida che incredibilmente mi inebria!
“Bravo, hai sorbito tutto! Ne conosco le caratteristiche ma stai capendo cosa sono ubbidienza e onore. Pausa, cognato!”
Buio sul palco-divano, la stanza si illumina: “signori, il bagno è in fondo a sinistra, fazzolettini a destra.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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